PERDUToAMOR - la Repubblica (17/5/2003)
In 2003 Maurizio and Christina appeared in Franco Battiato's
movie "Perduto amor", in which Maurizio sings his '70s hit "Cinque
Minuti e poi...". The song was then chosen as as single for the
movie's soundtrack
Si potrebbe dire che il film scandisce i passaggi narrativi come se
andasse da strofa a ritornello e poi ancora da ritornello a strofa,
proprio come una canzone, della quale del resto porta il titolo.
PERDUToAMOR
Plot

The story of the growth of a young Sicilian boy, Ettore Corvaja,
spanning from the middle of the 50s to the mid 60s, basically
splits into three parts. The first section starts at the end of the Sanremo Festival in
1955, when Ettore is 8-9 years old. He experiences both the joy of
being his age in those times and the time of learning about the
aristocratic culture of his country. The second part deals with the period of the economic boom, when
Ettore is 20 years old. The third section finds the young man in the frenzy life of Milano
where, with sceptical eye, he discovers the world of music (It's
in Milan that Ettore meets Maurizio, M.) . But he
is nurturing his dream of becoming a writer.
He meets an esoteric group and realizes the beauty of
self-examination.
Franco Battiato - ©
http://www.battiato.it
Perduto amor, la cantava il belga
Adamo, nella notte dei tempi, oggi la canta Franco Battiato e su questa suggestione ha costruito una storia,
o meglio non storia, che con disinvolta licenza poetica racconta i
fatidici passaggi di formazione di un ragazzo (Corrado Fortuna), prima
infante in una sognante e iperfemminile Sicilia anni Cinquanta, poi
adolescente nella stessa Sicilia dove un maturo pigmalione (Gabriele
Ferzetti) lo spinge verso più eccelsi obiettivi, poi giovane uomo nella
Milano dei primi anni Sessanta alle prese con una divertente e
trasfigurata, ma non troppo, società della canzone, all'ombra della
leggendaria Galleria del Corso dove si facevano e disfacevano i destini
della musica italiana.
Alla fine il protagonista non intraprende la
carriera musicale che sembrava scontata, e qui c'è il vezzo di Battiato
nel confondere le acque di una possibile lettura autobiografica. Di
sicuro descrive mondi che conosce bene, ma rifiuta il realismo
convenzionale e scandisce il
film come un sogno, o più semplicemente
come una composizione musicale che, tra divertenti sorprese, abbandoni
poetici e scarti filosofici, ambisce con delicata semplicità a proporre
uno sguardo profondo sull'esistenza. I personaggi, tantissimi, sono
affollati in un'equilibrata sinfonia corale, dalla quale emerge la
figura della madre (Donatella Finocchiaro).
Così come emergono i
numerosi e divertenti camei, tra tutti quello di Maurizio dei New Dada
(poi Krisma) che interpreta oggi il se stesso di quarant'anni fa,
mentre la sua compagna Cristina è abbigliata da cassiera e confessa di
averlo sempre amato, che dimostrano uno dei paradossi di questo film:
il colto, sofisticato Battiato che si concede languidi sussulti per le
canzoncine anni Sessanta di cui è lussuriosamente infarcita la colonna
sonora.
Una singolarità che riflette il paradosso più generale, ovvero
quello di essere il più ingenuo dei filmaker, alle prese con la sua
opera prima, ma allo stesso tempo un artista maturo e più che
consapevole. L'approccio è volutamente candido e disarmante, come di
chi se ne frega delle convenzioni cinematografiche e privilegia il
racconto di pensiero. Questo forse irriterà il pubblico più affezionato
al racconto tradizionale e forse anche i cinefili che maldigeriscono
queste incursioni in territori altri. Eppure Battiato riesce in un
compito non facile: piaccia o meno, inventa un suo linguaggio, e non
usa trucchi per nasconderlo.
Gino Castoldo
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