E' vero che una ragazza si è uccisa per te? (Novella 2000, 1969)
Maurizio ci ha parlato del suo segreto
Una bellissima hostess, Pupa D., si uccise il 21 agosto
1967: nove mesi dopo la fine del suo idillio con Maurizio. Ecco come
il cantante ricorda quel terribile giorno.
Intervista di Paolo Mosca
Milano, maggio
Prego, sorrida! ... Niente da fare: nessuno, neppure il più abile dei
fotografi, riesce a far sorridere "viso d'angelo" cioè Maurizio Arcieri, il
cantante della "bene" milanese. Fino a due anni fa, Maurizio era un ragazzo
allegro, pieno di vita; ma poi, inspiegabilmente, "s'è fatto serio". Oggi,
quando lo fotografano, lui scruta l'obbiettivo della macchina, accigliato, come
guardasse un nemico. Perché non sorride mai ?
Ha soltanto ventisette anni, ed ha già raggiunto "il tetto" della popolarità:
i suoi dischi vanno a ruba, le ragazzine di tutta Italia se lo contendono.
"Lo
so io perché non sorride" ci ha detto il suo ex-batterista Pupo Longo. "Perché
il 21 agosto 1967 una persona che gli era molto cara si è tolta la vita!".
La
notizia ci è sembrata subito sconcertante, incredibile. E cosi siamo andati
nell'archivio di un grande quotidiano milanese alla ricerca della copia del
giornale datata 21 agosto 1967.
Nella pagina della cronaca milanese spicca la fotografia di Emilia D. detta
Pupa, un'hostess di ventitre anni. S'era uccisa col gas, nel suo appartamento di
via S*** 4, dove viveva con la zia . Pupa era orfana di entrambi i genitori, due
ebrei, morti durante l'ultima guerra, in un lager nazista. Le cause del suo
gesto disperato furono definite "misteriose" .E "misteriose" , sarebbero
rimaste, se Longo non avesse parlato.
"Maurizio" dice Longo, "fu il primo grande amore della D.. Con la sua
dolcezza, Pupa sapeva prendere Maurizio dal lato giusto. Si vedevano sempre a
Brera, ogni giorno: noi del complesso dei New Dada li chiamavamo "i promessi
sposi". Ma poi Maurizio la lasciò... Mi pare nell'ottobre del '66. Da allora io
penso che Pupa sia entrata in crisi".
Le dichiarazioni di Pupo Longo ci lasciano col fiato sospeso: non resta che
chiedere conferma di tutto proprio a lui: a Maurizio Arcieri, l'idolo triste
delle ragazzine italiane. Maurizio ci riceve in uno studio della sua casa
discografica. È seduto su una poltrona in pelle chiara da industriale arrivato,
dietro una seriosa scrivania. Indossa un completo blu, da perfetto gentleman
inglese: l'unico tratto da cantante sono i suoi capelli, lunghissimi e
spettinati .
"Volete intervistarmi: d'accordo, ma cercate di farmi delle domande
intelligenti. Sono stufo di sentirmi chiedere "quali sono i tuoi hobby", o "è
vero che ti piacciono i gatti" .
Prima di mettere il dito sulla piaga, gli facciamo qualche domanda di
"sondaggio".
"Abbiamo letto su un settimanale che ti sposerai con Cristina Moser: è vero?".
"Sposarmi io? Neanche per sogno. Cristina è una mia cara amica, come tante altre.
Per fare un passo del genere dovrei proprio innamorarmi alla follia. Chi si
sposa è quasi sempre un incosciente".
"Anche tuo padre e tua madre sono degli incoscienti?".
"Io ho molta stima dei miei genitori. Mio padre ha fatto benissimo a sposare mia
madre: ecco, mia moglie dovrebbe avere il settanta per cento delle doti di mia
madre. Lei ha un grande senso del pudore: quello che manca a tutte le ragazzine
d'oggi".
"Proprio a tutte?".
"A quelle che ho conosciuto si".
"Anche a Pupa D.?".
"Che cosa c'entra Pupa in tutto questo?".
Maurizio ci guarda sbigottito. Da ragazzo intelligente qual è, capisce
immediatamente che sappiamo tutto e si arrende spontaneamente. "Era un angelo di
ragazza: con lei ho vissuto delle ore meravigliose. Mi ha insegnato tante cose,
sopratutto a pensare. Siamo stati insieme per più di un anno, poi sono stato
costretto a lasciarla: era troppo gelosa. Una sera di novembre le dissi
che tra noi era tutto finito. Lei non disse niente: rimase a guardarmi per dieci
minuti, in silenzio, con quei suoi grandi occhi verdi. Non mi rispose quella
sera, ma lo fece nove mesi dopo. Ero sul Tigullio quando lessi del suo suicidio:
quella sera stessa dovetti cantare, come niente fosse. Mi sembrava
d'impazzire. Anche se l'avevo lasciata tanto tempo prima del suo gesto
disperato, mi sentivo sotto accusa, quasi responsabile".
"Conservi delle sue fotografie?.
"No. Ho paura di rivedere il suo volto. Quei suoi grandi occhi verdi li ho
fotografati nella mente: incancellabili. Fino a qualche mese fa la sognavo
ancora. Avevo l'incubo di addormentarmi, di sognarla. Ma ora mi sono ripreso in
pieno: si può dire che ho ricominciato a vivere dopo il successo di Cinque
minuti e poi. Sono state le mie centinaia di ammiratrici, con il loro
affetto, a farmi dimenticare le mie amarezze. E io le ringrazio tutte,
sinceramente: vorrei poter rispondere ad ognuna di loro. È strano, ma nelle loro
lettere mi hanno sempre confortato, quasi che avessero intuito il mio dramma
segreto.
"Vuoi dire che il successo ti fa bene?".
"Certo, perché l'ho raggiunto restando me stesso: Maurizio. Vorrei tanto
fare uno
show tutto mio per la televisione. Inviterei a cantare e a suonare tutti i miei
vecchi amici, quelli del complesso dei New Dada: Pupo Longo, Franco Ladanza".
"A proposito di Pupo Longo, lo sai che ci ha detto che sei un egoista?".
"Non può darmi dell'egoista, soltanto perché faccio quello che sento. Sono un
sincero, non un egoista. Il mio vero difetto è quello di spendere con troppa
facilità: stamattina, per esempio, ho comprato due poltrone e un pappagallo".
"È vero che fumi e bevi moltissimo?".
"Fumo cinquanta sigarette al giorno, ma bevo un whisky solo, e dopo mangiato.
Bevevo "prima" dell'incidente di Pupa. Con lei andavo sempre al bar dell'angolo:
bevevo qualcosa come sette o otto whisky al giorno. Ma da quella mattina
d'agosto sono maturato, sono diventato un uomo: non ho più bisogno di bere per
assumere un tono disinvolto: prendo coscientemente le mie decisioni".
"Cosa farai quando ti accorgerai che il pubblico sarà stanco di te?.
"Smetterò di cantare.. e farò il giornalista. Io leggo sempre giornali e
libri inglesi: sarei un ottimo corrispondente da Londra. Del resto, a Londra ci
sono stato quando avevo quindici anni, è là che ho imparato i trucchi del
mestiere di cantante. Ma credo di durare a lungo: ascolto una media di cento
dischi al giorno, inglesi e americani. Voglio essere sempre in grado di
adeguarmi ai gusti del pubblico. Le mie canzoni le scrivono due autori
formidabili: Pallavicini e Conte, È loro la canzone Elisabeth, con cui partecipo
al "Disco per l'estate" ; sarà loro il mio prossimo 45 giri:
Tracce, una
canzone che potrebbe ripetere il successo di Cinque minuti e poi".
"A proposito: come mai all'inizio di questa canzone avete inciso il boato di
un jet super-sonico? Pupa faceva la hostess: c'è qualche attinenza fra lei e la
canzone? È forse un omaggio segreto?.
Maurizio preferisce non rispondere. Abbassa lentamente il suo testone
all'inglese. Poi lo rialza di scatto: ci guarda intensamente, accigliato, come
guardasse l'obbiettivo d'una macchina fotografica. Dopo essersi spontaneamente
sfogato, il cantante-bene milanese è ritornato nel suo guscio di malinconia.
A
"sgelare" l'atmosfera ci pensa Gianna, la sua simpaticissima segretaria. che ci
porta due caffè bollenti. "Questa sì che è una ragazza in gamba " dice Maurizio.
"Gianna è uno dei rari personaggi "puliti" della musica leggera. Lei mi fa bere
soltanto caffè: niente alcoolici. Sa che mi basta un cognac per ricordare tante,
troppe cose".
Vorremmo parlare ancora con Maurizio Arcieri, perché è un ragazzo buono, e
nonostante il successo, non si è montato la testa. Salutandolo, si ha
l'impressione di lasciarlo solo: Maurizio avrebbe bisogno di tanti amici che lo
facessero sorridere. Evidentemente, gli applausi, le lettere, le vendite dei
suoi dischi, non bastano: per lui ci vorrebbero due grandi occhi innamorati, che
cancellassero dalla sua mente e dalla sua anima quelli grandi e verdi di Pupa D.
P.M.
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